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Ingegneria delle acque, dalla natura all'uomo

a cura di Margherita Venturelli, Giovanna Frattolin, Stefano Gislon, Claudia Marcon



Se il patrimonio storico che, consapevolmente o meno, abbiamo sotto agl’occhi - costituito da contesti urbani e da spazi naturali su cui l’uomo è intervenuto, in maniera benevola o meno; dalle antichità e dalle opere d’arte e d’architettura; da tradizioni immateriali o, ancora, dalle opere della scienza, della letteratura e della musica - si manifesta apertamente, pur nelle sue varie forme, e sta a noi il decifrarlo, quello che invece giace negli archivi, apparentemente silente, costituisce una ricchezza di cui è spesso difficile rendersi conto: eppure la vastità del patrimonio storico che in questi luoghi si conserva, se fosse in qualche modo misurabile non per valore economico o per spazio occupato, per maestosità o per fama, ma per capacità di testimonianza, sarebbe molto spesso superiore a quanto ci aspetteremmo, e pur a confronto delle grandi “meraviglie”, salvo forse
che per il valore simbolico. I documenti invece vanno dritti al nocciolo concreto delle questioni, al vissuto quotidiano, e sono prova, pur sempre parziale e da verificare e contestualizzare, del succedersi delle azioni, degli eventi, dei mutamenti, dello svolgersi continuo dei tempi: così sono anche quelli che, pur senza il senso vero e proprio d’archivio, custodiamo spesso gelosamente nelle nostre case: gelosamente per motivi affettivi o per motivi di necessità, perché provano i nostri diritti, ad esempio di proprietà, o le nostre qualità, perché certificano titoli professionali o di studio o più variamente personali. Può non essere evidente, non essendo per l’appunto sotto i nostri occhi, l’entità del patrimonio archivistico, e quindi del patrimonio di conoscenza concreta della storia, che si conserva anche in un centro cittadino di medie dimensioni, eppure basta che gli si rivolga un poco d’attenzione e risulta chiaro quanto ci racconta del passato e quanto ci spiega del presente, quando lo si interroghi (e, prima, lo si conservi con cura scrupolosa), confrontando e intersecando le fonti. Così succede per il territorio di Aviano: dove la distribuzione delle risorse idriche, come su quasi tutta la superficie italiana, da sempre fortemente antropizzata, è tanto un dono della natura quanto il frutto del lavoro dell’uomo, interessato a trarne profitto per infiniti motivi; una conformazione - ben illustrata nei documenti dell’Archivio Civico nel suo sviluppo nello spazio e nel tempo - che spiega il paesaggio e le qualità dello spazio antropizzato, ma anche lo sviluppo dell’economia e delle comunità civiche, i mestieri e le tradizioni, sino alla mitologia popolare e contadina: la quale, surclassata da una civiltà diversa, non è chiamata di certo a essere fonte di nostalgia, quanto invece fonte per la comprensione del vissuto della popolazione e delle cause sociali, economiche e culturali di quello stesso vissuto.

Luca Caburlotto
Soprintendente archivistico del Friuli Venezia Giulia






Ingegneria delle acque, dalla natura all'uomo
Autori: Margherita Venturelli, Giovanna Frattolin, Stefano Gislon, Claudia Marcon (a cura di)
Collana: Cassetti di Comunità 2
Realizzato da: Associazione Lis Aganis - Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane, Comune di Aviano, Biblioteca civica di Aviano
Anno: 2020
Pagine: 96
 
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